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Comunicazione e iconografia sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

DiRedazione

Giu 10, 2023

A proposito di una ricerca storica dell’Inail

Se nel secolo Ventesimo la scoperta concettuale più importante nel campo della storiografia fu la teoria del contesto storico (oggi sfortunatamente negletta nell’interpretazione della realtà), nei primi decenni del secolo Ventunesimo la novità è stata l’ideazione del concetto di divulgazione storica. Si tratta di un’innovazione concettuale che ha generato una controversia tra gli storici, divisi tra chi reputa che la divulgazione provochi un’eccessiva semplificazione della ricostruzione storica e chi invece ritiene che attraverso la divulgazione sia possibile rendere la rigorosa “complessità” storica accessibile a un parterre più ampio di quello specialistico degli studiosi.

I termini della disputa vanno chiariti. La divulgazione è una forma di comunicazione e in quanto tale anch’essa implica la presenza di un messaggio, un mittente, un destinatario e un canale. Nel campo della comunicazione storiografica il mittente (autore della ricerca storica) e il destinatario (collettività) sono i protagonisti del dialogo; la contesa è sul tipo di messaggio e di canale da utilizzare affinché il dialogo sia il più coinvolgente possibile sia nel contenuto e sia nella cerchia dei destinatari. Per i critici della divulgazione storica il rischio è che il contenuto del messaggio possa perdere i caratteri della scientificità, soprattutto se il canale utilizzato per trasmettere il messaggio è un blog o un qualunque altro social media; per i fautori, invece, il pregio è che i toni emotivi e narrativi del divulgare rendono semplice e universale il contenuto scientifico del messaggio, che va diffuso anche online proprio per allargare la platea dei destinatari. Si tratta di un dilemma che riguarda tutta la comunicazione scientifica ma che nel campo storico assume una certa rilevanza, se è vero che la storia serve anche a educare chi vive nel presente offrendogli quelle esperienze del passato necessarie per affrontare con oculatezza le sfide che la realtà pone nel quotidiano. Sul punto occorre prendere atto che negli ultimi decenni la produzione storiografica italiana ha raggiunto un alto grado di raffinatezza e complessità, perdendo però in leggibilità e diffusione al di fuori degli ambienti specialistici. È pur vero, d’altro canto, che gli scaffali delle librerie e i canali informatici sono frequentati da prodotti presentati come storici ma privi di quelle analisi, concettualizzazioni e citazioni che la storiografia richiede. Per fortuna esistono casi di divulgazione storica che rispettano le regole della metodologia della ricerca storica. Tra questi apprezzabili casi va annoverato l’Inail, che produce un modello di divulgazione storica scientificamente fondato; che alimenta un notevole dialogo tra il mittente (l’Inail appunto come autore della ricerca storica) e i destinatari (lavoratori, datori di lavoro e tutti i soggetti gravitanti nell’ambito della salute e sicurezza sul lavoro); che trasmette un messaggio storico di tipo educativo e di grande interesse (la prevenzione in tema di infortuni e malattie professionali), utilizzando non soltanto il canale affidabile e completo del libro e della rivista ma anche i canali informatici.

L’Inail non è solo Ente assicurativo, è anche un soggetto che produce comunicazione scientifica in campo statistico giuridico, medico, sociale e (non ultimo) storico. Sul sito dell’Istituto le finestre “Comunicazione” e “Pubblicazioni” si affacciano in un panorama di Dossier, Dati, Relazioni, Documenti, Bollettini, Prodotti Interattivi che indagano il tema della salute e sicurezza sul lavoro da ogni punto di vista; indagini divulgate prevalentemente in rete e che attivano un dialogo tra mittente e destinatario in cui chiaro ed efficace è il messaggio divulgato, destinato a un pubblico ormai scolarizzato e dunque in grado di accedere anche a contenuti scientifici e a linguaggi settoriali. Contenuti e linguaggi, si badi, che assumono toni narrativi e descrittivi semplici favorendo così un approccio semplificato alla complessità scientifica. Un valido esempio è costituito dalla prestigiosa “Rivista degli infortuni e delle malattie professionali”, nata nel 1914 con il titolo di “Bollettino”, consultabile in parte anche online, nella quale si incontrano medicina, giurisprudenza, statistica, sociologia, storia.

Tornando alla divulgazione storica, uno degli ultimi interessanti prodotti pubblicati in rete a cura dell’efficiente Direzione Centrale Pianificazione e Comunicazione, è uno studio elaborato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila), intitolato “Comunicazione e iconografia in tema di salute e sicurezza sul lavoro: evoluzione e mutamenti nel corso del Novecento”, disponibile solo in rete. Lo studio è presentato in forma di Fact sheet (Scheda informativa), la cui lettura semplice e immediata favorisce l’approccio ai contenuti concettuali e alle fonti storiografiche utilizzate. Il messaggio, esplicato con linguaggio scorrevole e immagini efficaci, garantisce quella naturalezza della storia che è uno dei punti di forza della divulgazione storica. Gli autori hanno selezionato un campione rappresentativo di materiali iconografici in tema di salute e sicurezza sul lavoro prodotti in Europa e in Unione Sovietica dagli anni Venti fino agli anni Settanta/Ottanta del Novecento.

Prima di soffermarsi sui risultati raggiunti dalla ricerca, è opportuno ricordare che già nel 2000 – anno del Giubileo – l’Inail aveva pubblicato in rete uno studio storico iconografico dal titolo: Breve viaggio nella prevenzione “tra iconografia votiva e simbologia di sicurezza”, dove si analizzavano tavolette votive degli anni Cinquanta/Sessanta/Settanta del Novecento raffiguranti infortuni sul lavoro. Il messaggio finale della pubblicazione era quello di una nuova consapevolezza sociale: la prevenzione è un miracolo realizzabile dall’uomo. Tutto questo dimostra una certa continuità nella ricerca storica condotta e prodotta dall’Inail.

Ritornando alla Scheda informativa del Dimeila, anche qui il messaggio riguarda il concetto di prevenzione legato alle modalità comunicative. Gli autori, infatti, evidenziano “come l’evoluzione delle modalità comunicative si faccia specchio dei contemporanei mutamenti sociali: se in precedenza la prevenzione delle patologie lavoro correlate, la salute e la sicurezza sul lavoro venivano percepite e considerate come questioni che interessavano essenzialmente il singolo – ovvero il lavoratore – e non la società nella sua interezza, gradualmente si è arrivati a un approccio più inclusivo e globale, nella consapevolezza che la salute individuale, fisica ma anche psichica, può essere garantita e tutelata solo entro una dimensione collettiva”. La storia, insomma, come chiave di lettura sociologica e viceversa.

Lo scarto tra modalità comunicative drammatiche, come quelle della prima metà del novecento, e le modalità comunicative informative e formative della seconda metà del novecento, è ben visibile e giustamente gli autori rilevano che, a differenza di quanto avveniva nella prima metà del novecento, oggi “la prevenzione e la sicurezza non sono più considerate e sentite come un dovere imposto dall’esterno, ma piuttosto come un diritto da difendere”. chi scrive si permette però di osservare che di fronte alle statistiche impietose di questi ultimi anni, a fronte di una capacità di investimenti prevenzionali senza precedenti di cui l’Inail è soggetto attuatore, forse recuperare anche toni drammatici nella comunicazione può contribuire a determinare quella pedagogia della prevenzione che, sul modello della pedagogia delle catastrofi, risvegli il senso collettivo dell’attenzione. la pedagogia delle catastrofi ha contribuito a diffondere nella collettività maggiore attenzione e mobilitazione contro l’inquinamento, il rischio climatico e il rischio nucleare. una pedagogia formativa e informativa ma allo stesso tempo anche drammatica della prevenzione potrebbe suscitare nella collettività ancora più attenzione verso la questione degli infortuni sul lavoro. Lo studio del Dimeila e la divulgazione storica dell’Inail, come si vede, ispira il dibattito pubblico. E’ ciò che intende fare anche – mi sia concesso sottolinearlo – l’associazione More Safe.

Michelangelo Ingrassia

Riferimenti bibliografici e sitografici

M. Bonazza, ricerca e divulgazione della storia, in “studi trentini”, n. 2 – 2012, pp. 281-287

P. Modica, breve viaggio nella prevenzione “tra iconografia votiva e simbologia di sicurezza”,Inail, 2000

https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-breve-viaggio-nella-prevenzione-part-1.pdf

A. Pagliara, S. Manca, P. Dionisi, E. Cannone, M. Petyx, S. Iavicoli, comunicazione e iconografia in tema di salute e sicurezza sul lavoro: evoluzione e mutamenti nel corso del novecento, Inail 2023

comunicazione e iconografia in tema di salute e sicurezza sul lavoro: evoluzioni e mutamenti nel corso del novecento

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