• 19 Giugno 2024

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SICUREZZA SUL LAVORO: PIANO EMERGENZIALE, NON PANNICELLI CALDI

DiRedazione

Apr 29, 2024

Un’ecatombe

L’ecatombe ininterrotta di persone che muoiono ogni giorno sul posto di lavoro è un’emergenza nazionale che va fermata con decisione,  senza i  “pannicelli caldi” di qualche modifica normativa dopo ogni incidente grave con infortuni mortali plurimi. Tra l’altro  modifiche che restano poi inevase, come la riforma della formazione prevista dalla legge 17 dicembre 2021, n.215 (DL 146/2021) che ancora oggi attende la sua attuazione tramite un nuovo accordo Stato-Regioni .Stiamo assistendo impotenti addirittura a una crescita di questa costante e devastante tragedia quotidiana che contava già mediamente 3 morti al giorno, in aumento negli ultimi mesi del 19%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, come testimoniano gli ultimi dati resi disponibili dall’Inail. Le ultime stragi in ordine di tempo: sui binari di Brandizzo (4 operai travolti dal treno), nel cantiere Esselunga di Firenze (5 lavoratori schiacciati dal crollo di una trave gigantesca) e dentro la diga del lago di  Suviana (7 lavoratori dilaniati o annegati per l’esplosione di una turbina), ci hanno detto con chiarezza che slogan e proclami non bastano. 

I numeri parlano

I numeri sono impietosi e “parlano” alle nostre coscienze, sovrastando il fiume di parole, di slogan e di proclami ai quali non segue la necessaria efficacia di un’azione straordinaria e potente, degna di un’emergenza nazionale. Questo è un punto cruciale: manca la consapevolezza di essere di fronte a una vera emergenza, che riguarda tutti, non solo gli infortunati e le loro famiglie. Lo stesso si deve dire per quanto riguarda le morti per incidente stradale. Alla tragedia umana si aggiunge un devastante costo economico per l’intero Sistema Paese, stimato non al 3% del PIL, che è il costo del PIL mondiale, ma al 6,3% per l’Italia (vedi rapporto EU-OSHA), una cifra stratosferica tradotta in miliardi di euro. Se questa consapevolezza fosse davvero diffusa è chiaro che tutti agirebbero per mettere in campo un “Piano straordinario di emergenza sociale per la sicurezza sul lavoro”. Invece, provate a farvi un giro sui siti dei partiti italiani, tutti, e trovatene uno che su questo argomento abbia uno straccio di programma credibile.

Un’Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro

Serve, quindi, un cambio di paradigma per un piano gestito da un unico soggetto: un Polo (o un’Agenzia) di coordinamento nazionale della vigilanza per la salute e sicurezza al quale assegnare poteri e risorse economiche straordinarie per gestire  funzioni, appunto,  straordinarie, finalizzate al potenziamento della formazione, della consulenza alle aziende e della vigilanza (tramite ulteriori assunzione di tecnici in misura idonea alla mole di lavoro richiesto). Si diano queste funzioni all’INAIL che ha il know-how e le risorse per svolgere questa mission impossible, modificando alcune attribuzioni del capitolo “sistema istituzionale” previsti nel decreto 81/08 (non ha senso avere il “coordinamento” della vigilanza presso il Ministero della Salute, per esempio). Basterebbe destinare la metà degli avanzi annuali del suo  bilancio per ribaltare la situazione (si pensi che la metà cuba più di un miliardo di euro che ogni anno  finanzierebbe una vera rivoluzione a favore della tutela della salute e della vita di chi lavora). 

“Papà, da grande non voglio fare l’operaio, perché gli operai muoiono”

A un recente convegno al quale ho partecipato ho sentito raccontare di una lettera di un bambino al padre, che diceva: “Papà, da grande non voglio fare l’operaio, perché gli operai muoiono.” Se i bambini si accorgono, dalle continue notizie tragiche alla televisione, di quello che accade ogni giorno e in Parlamento si continua a fare solo qualche piccolo maquillage alle norme, senza agire alla radice, vuol dire che c’è un grande ritardo, anche di consapevolezza. Siamo molto contenti che la legge per l’introduzione nelle scuole della materia del diritto e della sicurezza sul lavoro stia attendendo solo l’approvazione del Senato, dopo aver ricevuto quella della Camera. Sarebbe ora. Speriamo che prestissimo anche quel bambino possa imparare a scuola l’educazione alla sicurezza e alla prevenzione. 

Patente a crediti. Troppa timidezza

Sulle ultime norme messe in campo, dal Governo, con la recentissima  conversione in legge del decreto 19/2024  (patente a credito e altro), premesso che la nostra impostazione è più per il potenziamento della prevenzione partecipata che per la repressione, diciamo che la direzione è giusta, ma che la timidezza è troppa. Innanzitutto: perché questa patente è prevista solo per i cantieri?  Non si muore solo in edilizia; quella misura va applicata al più presto a tutti i settori. Certo, siamo molto perplessi per l’autodichiarazione delle aziende del possesso dei requisiti. Le dichiarazioni mendaci saranno pure perseguite penalmente,  ma se bastasse questo deterrente a risolvere il problema ricordiamo che tutta la normativa in materia di salute e sicurezza se violata prevede il penale…ma ciò non impedisce che accadano 600.000 infortuni all’anno di cui ben più di 1000 mortali. Va fatto di più e presto, e anche le Parti sociali potrebbero fare di più: attraverso una contrattazione collettiva che aggiunga miglioramenti alle previsioni di legge per la prevenzione in azienda. Sono davvero pochi i CCNL depositati al CNEL che aggiungono elementi alle previsioni di legge…si dovrebbe fare di più, a iniziare da maggiore formazione tecnica per i delegati RLS e dalla promozione dei SGSL- MOG, la cui efficacia è stata ribadita dal  rapporto  sul quarto studio di Inail e Accredia. Vedi articolo su #SafetyPost n. 3/2024 sul sito www.moresafe.it.

Giovanni Luciano

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