• 6 Febbraio 2023

Rischio ambienti confinati: un simulatore per uscirne vivi

Troppo spesso purtroppo, la cronaca ci racconta di morti sul lavoro che avvengono in cisterne vuote, in silos piuttosto che in cunicoli o altri ambienti generalmente chiusi dove ristagnano gas micidiali che non lasciano scampo a chi vi si avventura senza opportuni dispositivi di protezione individuali. Non solo, spessissimo queste morti sono plurime, perché chi vede cadere esanime il collega, spesso parente, corre in soccorso ma in pochi secondi cade anch’esso vittima delle esalazioni. In gergo tecnico stiamo parlando dei cosiddetti “ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento”.

L’incidente mortale è la punta di iceberg relativo alle lavorazioni in ambienti confinati che però vedono anche la “normale” attività lavorativa in queste situazioni, che presuppone, ovviamente, l’uso di opportuna attrezzatura “salvavita” ma che prefigura anche altre situazioni di rischio e, conseguentemente, di prevenzione. Si pensi alla posizione non ergonomica che il lavoratore deve assumere per lunghi periodi di tempo in spazi angusti, alle condizioni di possibile scarsa visibilità oppure, cosa importantissima, all’addestramento che necessita per sapere come muoversi rapidamente in caso di soccorso a chi è colto da malore in quegli spazi.

Per questo tipo di addestramento è stato brevettato dall’Inail, in Italia, Stati Uniti, Canada, Cina e Russia, un simulatore di ambienti confinati e/o sospetti di inquinamento, le cui attività di utilizzo si svolgono secondo programmi dediti a studiare e mettere a punto:

  • Tecniche innovative per operare in sicurezza all’interno degli ambienti confinati;
  • Procedure sicure per il salvataggio degli operatori colti da malore;
  • Percorsi di formazione, addestramento, informazione di coloro che lavorano in tali ambienti che, per potervi esercitare, devono qualificarsi conformemente alle prescrizioni del D.P.R. 177/2021.

Il simulatore è stato realizzato attrezzando opportunamente un container con dotazioni sofisticate, in modo da poter monitorare gli eventi per analizzare il comportamento della persona nelle condizioni di questo particolare stress fisico e, soprattutto, cognitivo, anche in assenza di luminosità e presenza di fumo e rumori. Addestramento di valore eccezionale se si pensa, per esempio, alla simulazione di procedure di emergenza con l’utilizzo delle attrezzature di salvataggio e/o recupero di chi ha perso conoscenza. Come Associazione More Safe, rimandando alla specifica “Fact Sheet” di Inail, alla quale ci siamo riferiti per questo articolo, appare di grande interesse l’utilità di un simulatore fisico che, a nostro avviso, è più “performante” di simulazioni realizzate in realtà virtuale e/o aumentata. Certo, un addestramento misto delle due situazioni forse sarebbe l’optimum ma il simulatore fisico dell’Inail fa “toccare con mano” e vivere direttamente le sensazioni, appunto, fisiche che si provano in situazioni critiche come quelle di cui stiamo trattando. Diciamo che è un simulatore per allenarsi a uscirne vivi e, se permettete, non è poco. Complimenti ai ricercatori dell’Inail che hanno sviluppato progetto e brevetto.

Giovanni Luciano