• 18 Agosto 2022

LAVORO: INFORTUNI MORTALI, SAPETE CHE LA META’ SUCCEDE PER STRADA?

Non tutti sanno che circa la metà delle morti sul lavoro avviene sulla strada. Sia esso nel percorso casa-lavoro-casa (infortunio in itinere) che in occasione di lavoro.  Le statistiche dell’Inail, riportate nella Tabella 1, evidenziano che per quanto riguarda gli infortuni mortali dal 2001 al 2019 le denunce relative a quelli “stradali” hanno seguito un andamento sempre molto elevato nel numero, con una media ponderata di 574 decessi, per poi chiaramente abbassarsi a 426 casi nel 2020 che però non è indicativo visti i lock-down che hanno ridotto moltissimo la circolazione di mezzi e persone. Medesima conclusione si osserva sulla media ponderata delle percentuali relative alle denunce degli incidenti mortali “fuori azienda” della medesima serie 2001-2019, con il 45,18% che nel 2020 scende al 26%.

Da notare che la percentuale sotto il 50 % è relativa alle denunce di infortunio mortale per strada in relazione al totale degli infortuni ma poi, a valle degli accertamenti, una attenta osservazione degli Open Data reperibili sul sito di Inail fa emergere che del numero complessivo di tutti gli infortuni con esito mortale la percentuale di quelli avvenuti per strada supera sempre il 50%.

Tabella 1

Quanto costa l’incidentalità stradale all’Italia

La costanza dell’alto numero degli infortuni mortali stradali è un fatto che allarma. Certo, il fenomeno dell’incidentalità stradale va ben oltre il solo ambito infortunistico lavorativo; è un problema molto serio, con ricadute pesantissime per la collettività in termini di disgrazie, con tutto quello che comporta per le famiglie delle vittime e per il sistema sanitario assistenziale del Paese.

Un problema che assume elementi di ulteriore pesantezza nella situazione di crisi del welfare pubblico nazionale, dove la scarsità di risorse mette già a dura prova il sistema stesso. Gli incidenti stradali, non solo quindi quelli definibili come infortunio sul lavoro di cui ci occupiamo in questa occasione, sono socialmente costosissimi. Un prezzo molto salato, che si somma al dolore delle vittime e delle loro famiglie. Per saperne di più consigliamo di vedere come il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, oggi della Mobilità Sostenibile, tramite la sua Direzione Generale della Sicurezza Stradale, ha realizzato un interessantissimo “Studio di valutazione dei Costi Sociali dell’Incidentalità Stradale”.

Sono dati significativi che dovrebbero essere tenuti molto in considerazione da chi ha responsabilità di governo e istituzionali.

Lo studio, i cui totali sono stati aggiornati costantemente, misura quanto è costata alla collettività questa ecatombe. L’aggiornamento del 2017 tra decessi, feriti e danni patrimoniali ha quantificato il costo sociale per gli italiani in 17.384.916.900.  Per fortuna la cifra è scesa dal 2010, quando era stata calcolata in più di 21 miliardi di euro, ma ci si dovrebbe soffermare di più a pensare a quanto è ammontato il totale di questo conto drammatico degli anni passati da allora ad oggi.

La cosa che inquieta è vedere che il fenomeno è valutato costantemente sopra ai 17 miliardi, quasi ci fosse uno zoccolo duro che non si riesce a rompere.

Tabella 2 – Costo sociale totale dell’incidentalità con danni a persone (anno 2017)

Costo medio per decesso1.503.990,00 €
Numero morti3.378
Costo totale decessi5.080.478.220,00 €
Costo medio per ferito42.219,00 €
Numero feriti246.750
Costo totale feriti10.417.538.250,00 €
Costi medio per incidente10.986,00 €
Numero feriti171.755
Costo totale feriti1.886.900.430,00 €
Totale generale17.384.916.900,00 €
Fonte: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Costi sociali dell’incidentalità stradale (anno 2017)

Le cause di infortuni con maggiore gravità degli altri

Ovviamente gli incidenti e, in essi, gli infortuni stradali, sono generati da una molteplicità di fattori che s’intrecciano e che interferiscono tra di loro; consci di non poter essere esaustivi, possiamo dire che i fattori che li provocano sono numerosissimi: lo stato delle strade e la carenza della loro manutenzione, compresa la presenza di segnaletica non adeguatamente manutenuta e/o sostituita; l’uso della telefonia mobile, ormai rappresentata dallo smartphone, mentre si guida; il superamento dei limiti di velocità; l’assunzione di droghe o di alcool; le apnee notturne; lo stress; il malore e via dicendo.

Una serie infinita di variabili, alle quali voglio personalmente suggerire di aggiungere anche lo stato di affaticamento fisico e psicologico al termine del lavoro gravoso, del lavoro a turni, dello smonto notte e, in generale, stressante, dove gli stessi dati dell’Inail dimostrano anche che gli infortuni sul lavoro in itinere rappresentano per le donne la prima causa di morte correlata al lavoro. C’è da interrogarsi molto su questi aspetti. È assolutamente da segnalare a tale proposito una ricerca svolta da INAIL e ISTAT dal titolo: “Gli incidenti con mezzo di trasporto – un’analisi integrata dei determinanti e dei fattori di rischio occupazionale” che vi consigliamo di consultare[1]. Ma, continuando nell’osservazione dei dati dell’Inail, dobbiamo evidenziare che quando ci si infortuna per strada ci si infortuna più gravemente.  Spiegandoci meglio, vogliamo dire che leggendo i dati si vede che per gli infortunati che hanno riportato una menomazione permanente, i gradi di inabilità, in seguito all’infortunio stradale, sono mediamente più alti del 40% rispetto agli altri infortuni, con un grado medio di menomazione permanente che passa da 5,2 gradi, di quelli “non stradali” ai 7,3 di quelli “stradali” (Tabella 3). Analogo fenomeno si osserva per i giorni di inabilità temporanea assoluta. Sono dati pesantissimi, che non possono essere trascurati o non rappresentare una ulteriore lampadina di allarme sul cruscotto delle forti criticità presenti nel Paese in tema di salute e sicurezza sul lavoro.

Tabella 3 – Infortuni accertati positivamente (media quinquennio 2013-2017)

Grado medio di menomazione permanente per casi di almeno 1 grado riconosciuto
con mezzo coinvolto (stradali)7,3 gradi percentuali
senza mezzo coinvolto (non stradali)5,2 gradi percentuali
in complesso5,6 gradi percentuali
Giorni medi di inabilità temporanea assoluta
(compresi i 3 giorni di franchigia) per modalità di accadimento
con mezzo coinvolto  (stradali)41 giorni
senza mezzo coinvolto (non stradali)36 giorni
in complesso37 giorni
Fonte: Gli infortuni stradali  tutelati da Inail: …” Convegno a Milano 12.06.2019 (elaborazione su dati Inail – archivi Banca dati statistica)

[1] Brusco, A.; Bucciarelli, A.; Bugani, M.; Gariazzo, C.; Giliberti, C.; Marinaccio, A.; Massari, S.; Pireddu, A; Veronico, L.; Baldassarre, G.; Bruzzone, S.; Scortichini, M.; Stafoggia, M.; Salerno, S.; Gli incidenti con mezzo di trasporto. Un’analisi integrata dei determinanti e dei fattori di rischio occupazionali, INAIL, Roma, settembre 2019.

https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-pubbl-incidenti-con-mezzo-di-trasporto_6443138420055.pdf

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