• 4 Dicembre 2022

LONG COVID: I POSTUMI E LA FATIGUE

DiRedazione

Mag 21, 2021 ,

Si parla di “Long Covid” perché non sempre dopo la guarigione dal COVID-19 si torna alla normalità. Purtroppo, con un anno abbondante di esperienza alle spalle, ormai si hanno evidenze sempre più chiare, circa gli strascichi che questa infezione può lasciare sui pazienti. 

Questi effetti, che possono durare più o meno a lungo e che, per ora, in diversi casi non sembrano ancora reversibili, sono davvero molteplici.

Nella nostra analisi ci soffermiamo sugli effetti osservati dalla Sorveglianza Sanitaria Centrale di INAIL, quindi riferita al solo spaccato degli infortunati da COVID-19 che si sono negativizzati, sapendo che i postumi osservati in letteratura sono i medesimi. Lo faremo facendo ricorso a quanto illustrato dal Dott. Patrizio Rossi, Sovrintendente Sanitario Centrale dell’INAIL, nel corso di un webinar svoltosi il 29 aprile 2021 (https://www.youtube.com/watch?v=ucVyKI7STVM&t=1996s) che ha utilizzato una presentazione dal titolo emblematico: “Inabilità postume, primi riscontri e «Long Covid»”, da cui abbiamo tratto i grafici di questo articolo.

Come si può vedere dalla tabella, rispetto ai dati consuntivati disponibili al 31 marzo 2021, i sintomi che la malattia da COVID-19 può lasciare sono molteplici e vanno dalle più o meno banali anosmia e/o ageusia, ovvero perdita parziale o tale di olfatto e/o gusto, a postumi più seri a carico dei vari apparati del nostro corpo con riflessi anche sulla sfera neuro psichica e con lo sviluppo di una particolare sindrome soggettiva denominata fatigue, che già dal nome fa intuire di cosa si tratti.

Quello che è interessante osservare è la distribuzione tra i vari gradi di inabilità che questi sintomi hanno comportato per i “guariti” dall’infortunio da COVID-19 tale per la quale si ha un’idea di quanto spesso i postumi non siano proprio banali. Nulla fa presumere che su scala generale non ci sia un fenomeno analogo, ovviamente nei soggetti in età lavorativa.

Range valutativi di inabilitàNumero casi% casiMedia giornitemporanea% giornitemporanea
0%19026,65%69,38,93%
1-5%30142,22%95,612,32%
6-15%17224,12%11514,82%
16-99%476,59%22629,13%
10030,42%27034,80%
TOTALI713100 %102100%

Ricordiamo che i gradi di inabilità dal 6 al 15% danno diritto all’indennizzo del danno biologico in capitale mentre i gradi dal 6% in su alla rendita per inabilità permanente, ciò a dire che dal 6% in su si tratta di inabilità di gravità man mano crescenti. Quanti siano ricompresi, invece, nei gradi, per esempio, del 4 o del 5%, all’interno della franchigia 0-5%, che non da diritto ad alcuna indennità, non è stato indicato; sicuramente moltissimi dei 301 casi che rappresentano il 42% di quelli che per COVID-19 si sono infortunati al lavoro. Ma non sono inabilità banali, vi assicuriamo.

Da segnalare, anche in questa sede, quanto da tempo richiesto dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INAIL in tema di azzeramento della franchigia dello 0-5% di inabilità quale misura di miglioramento concreto delle prestazioni economiche a favore degli infortunati.

E’ anche molto indicativa, poi, la tabella sulla distribuzione percentuale degli esiti:

Dove la fortissima preminenza dei cosiddetti “esiti respiratori”, oltre che degli “esiti psichici”, ci ricorda, purtroppo, con quale tipo di malattia abbiamo a che fare.

Un ventaglio di postumi distribuito in Italia, anche per questo spaccato riferito agli assicurati INAIL, in modo speculare a quanto successo nel Paese in termini generali

E poi c’è la cosiddetta fatigue.

Questa novità, che è definita “submenomazione”, rilevata come “sintomo aspecifico ricorrente nei pazienti affetti a COVID-19” (La submenomanzione da fatigue Covid-19 correlata: linee di indirizzo valutative” – D.Biondo – A .Di Luca – C. La Russa – Rivista degli infortuni e delle malattie professionali – Fascicolo n. 1/2020).

Per dirla in parole povere, delle quali ci scusiamo in premessa, è il termine che definisce il senso di fortissima spossatezza e svuotamento che moltissimi guariti dall’infezione hanno testimoniato ma che va oltre, non è semplice stanchezza.

Nello Oxford English Dictionary (sempre riportato nell’articolo citato sopra), la fatigue è definita come ”extreme tiredness resulting from mental or physical exertion or illness…” letteralmente estrema stanchezza provocata da uno sforzo fisico, mentale o da malattia. Il termine deriva dal latino fatigare (che si trova ancora oggi in molti dialetti in giro per lo stivale) che significa affaticare, ma anche indebolire, sfinire, abbattere. Questi ultimi tre sono molto attinenti alla fatigue post COVID-19 della quale torneremo a parlare con un approfondimento specifico.

Certo è che di postumi di questa infezione si parlerà molto in futuro, così come di Long Covid sul quale ormai stanno studiando tutti gli enti di ricerca nel mondo.

GIOVANNI LUCIANO

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