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L’AGOSTO NERO DELLA SICUREZZA SUL LAVORO

DiRedazione

Set 11, 2026

Il mese di agosto del 2026 resterà negli annali per essere stato uno dei peggiori per la sicurezza sul lavoro e non solo per essere stato il più caldo della storia dell’umanità.

L’estate infinita del 2026 ha fatto capire, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che l’adagio “d’estate ha fatto sempre caldo” poco si sposa con quello che è successo e che continuerà a succedere. 

Dire quanto il caldo estremo abbia influito, più o meno, sulla vera e propria ecatombe di morti sul lavoro registrata ad agosto 2026 non è scientificamente possibile oggi. Certamente si sa che, dei 120 infortuni mortali registrati nel mese, almeno 20 persone sono morte per cause legate al calore inumano che siamo stati costretti a vivere. 

Non sono dati ufficiali dell’Inail, quelli arriveranno tra molti mesi, quando saranno verificate le denunce e stabilito il nesso di causalità. Certo è che, se il numero di 120 fosse confermato saremmo di fronte a una media di 4 lavoratori morti ogni giorno sul lavoro.

In genere non utilizziamo dati non certificati e questi numeri sono stati divulgati dall’ “Osservatorio sulle morti sul lavoro”, che si basa sulle notizie stampa. Va detto, però, che i numeri ufficiali che arriveranno non potranno essere certamente molto discostanti. Perché la realtà sorpassa la burocrazia e siamo di fronte a un’emergenza infinita che si sta aggravando.

Purtroppo si è registrata anche, in diversi, casi, una inosservanza delle ordinanze regionali che, per arginare il rischio calore, vietano il lavoro (in pochi settori) in certe situazioni e in determinate fasce orarie. La magistratura sta indagando e si vedrà ma tutte queste morti non possono essere archiviate come semplici fatalità.

Tra l’altro si sta prendendo coscienza che il problema del calore estremo e prolungato è un problema di vivibilità per l’intera popolazione e che, per le ricadute che mettono a rischio chi lavora, i settori interessati non sono certamente più solo quelli delle costruzioni e dell’agricoltura ma interessa in pratica chi lavora all’esterno e chi lavora in ambienti non climatizzati.

Persino il mondo della scuola si è reso conto che di questo passo non si potrà pensare a edifici senza aria condizionata per fare lezione e, complessivamente, si sta prendendo consapevolezza, speriamo, che il problema generale è ormai strutturale. 

Quello che, oltre agli scienziati inascoltati, diceva già anni fa una ragazzina svedese seduta ogni venerdì mattina davanti alla sua scuola, non era una bizzarria ideologica. Anzi!

Speriamo che questa consapevolezza si diffonda a tutti e che non ci si dimentichi al primo rinfrescare dell’aria, perché maggio del 2027, inesorabilmente arriverà.

Giovanni Luciano

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