• 4 Dicembre 2022

INSEGNARE A SCUOLA COME NON MORIRE SUL LAVORO

21 gennaio, 14 febbraio e 16 settembre 2022, Lorenzo, Giuseppe, Giuliano, rispettivamente 18, 16 e 18 anni, morti tragicamente mentre svolgevano attività in alternanza scuola-lavoro. Lorenzo travolto e ucciso da una putrella in provincia di Udine, Giuseppe morto sul furgone della ditta nelle Marche e Giuliano investito e ucciso da una pesantissima lastra di metallo.

Non entriamo in questa sede nella questione se l’”alternanza” sia giusta o sbagliata, non è nostro compito. Certamente niente potrà lenire mai la tragicità e il dolore per queste giovani vite, perse così assurdamente, ma almeno, che la loro morte non sia stata vana. Queste tragedie potrebbero essere il veicolo per incanalare la giusta rabbia dei movimenti studenteschi nel sensibilizzare di più il mondo della scuola e gli studenti stessi alla materia della prevenzione. Mentre morivano i tre ragazzi, nel mondo del lavoro in media morivano tre lavoratori o lavoratrici al giorno e in molti richiamano da tempo il fatto che la cultura della sicurezza sul lavoro dovrebbe trovare cittadinanza tra i banchi di scuola. Potremmo citare i tanti che lo invocano da anni, ma non vorremmo fare torto a qualcuno non inserendolo per dimenticanza nell’elenco. Sicuramente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in questa lista è la figura più autorevole, avendo richiamato spesso questa esigenza nei suoi periodici e ripetuti, ahinoi, appelli per arginare la piaga delle morti sul lavoro. Ebbene, sono stati usati fiumi di inchiostro per dire “basta”, “mai più”, “zero morti sul lavoro” e così via. Sono state fatte mille manifestazioni e tenuti centomila convegni e il numero aumenterà. Ma una riflessione ci permettiamo di suggerirla a chi ha le leve del potere di governo e a chi ha quelle del potere legislativo.

Osservate una scolaresca che esce da una scuola secondaria, di primo o di secondo grado, e chiedetevi come poter far scattare in loro l’interesse per una materia così ostica e così lontana dalla loro adolescenza, dai loro Tik Tok. Riguardatevi poi i video su YouTube delle manifestazioni studentesche contro l’alternanza scuola lavoro per i ragazzi che non sono tornati dai genitori e hanno lasciato il loro banco drammaticamente vuoto. Guardateli e chiedetevi come far sì che quelle morti non siano state vane ma possano diventare un contributo per accendere l’interesse dei giovani sulla cultura della sicurezza sul lavoro prodotto dalle stesse ferite sulla loro carne viva. Non facciamo che questi drammi assurdi siano stati inutili, dopo tutto, gli studenti di oggi saranno i lavoratori e i datori di lavoro di domani. Si inserisca davvero la materia della prevenzione nei programmi didattici, subito.

Si può fare, si deve fare, gli slogan possono aspettare.

Giovanni Luciano

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